Banche anatocismo bancario

Pubblicato il ottobre 15th, 2013 | da Wise

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Anatocismo Bancario: approfondimenti

Negli ultimi anni è emerso un forte interesse, anche nell’opinione pubblica, per le cause relative alla restituzione delle somme indebitamente percepite dalle banche dai loro ex-clienti.

Sempre più spesso, infatti, la stampa e i mezzi televisivi d’informazione riportano la notizia del tale istituto di credito che è stato condannato a restituire ad un suo vecchio correntista una somma di denaro assai considerevole (nell’ordine, ad esempio, di diverse centinaia di migliaia d’euro).

Effettivamente si tratta di casi eclatanti che, inevitabilmente, portano ognuno di noi a domandarsi se anche la banca con la quale si intrattiene un rapporto di conto corrente, o presso la quale si è acceso un mutuo o dalla quale, comunque, si è ottenuto un finanziamento, non ci stia addebitando degli interessi, spese o commissioni, che in realtà non le sono dovuti.

Ecco quindi, che sono ormai divenuti d’uso comune termini come anatocismo, usura, commissione di massimo scoperto, giochi di valuta, interessi ultralegali, ecc….

Si tratta, tuttavia, di concetti ostici, che spesso implicano la soluzione di questioni sulle quali i diversi Tribunali italiani hanno espresso orientamenti fra loro differenti e sui quali, comunque, la Giurisprudenza ha mutato i propri convincimenti nel corso degli anni.

Per rendere l’idea della complessità della materia basti pensare che alle sentenze dell’Autorità Giudizaira si affiancano, da diversi anni, le pronunce dell’Arbitrato Bancario Finanziario (ABF), il quale si articola sul territorio nazionale  in tre diversi Collegi: Milano, Roma e Napoli.

Pertanto, chi intendesse verificare la correttezza delle somme addebitategli dalla sua banca dovrebbe, inevitabilmente verificare quali sono gli orientamenti del Tribunale (o del collegio Arbitrale) che sarebbe territorialmente competente a conoscere della questione.

Ma, ancor prima, dovrebbe verificare qual’era la legge che disciplinava il rapporto quando lo stesso è sorto e come sullo stesso hanno inciso le numerose modifiche legislative che si sono caoticamente succedute nel corso degli anni.

Inoltre, ancor quando si possa fondatamente ritenere che la banca abbia conseguito delle somme che, in realtà, non le spettavano, è comunque imprescindibile aver chiaro a quanto le stesse ammontino.

A tal fine, quindi, la consulenza giuridica deve essere affiancata da quella contabile, la quale sarà tanto più attendibile, quanto più la stessa saprà tener conto degli effettivi sviluppi che una determinata causa può assumere nel corso del processo.

Ad esempio, la consulenza contabile che intenda verificare per quali importi la banca ha conseguito compensi usurari, deve tener conto del fatto che, per determinare il TEG (val a dire l’effettivo costo del finanziamento ricevuto dalla banca) la Giurisprudenza ritiene che debba essere considerata anche l’incidenza della CMS, mentre, al contrario, l’ABF esclude che la suddetta commissione possa rilevare a tal fine; inoltre, pur conteggiando anche la CMS ai fini della rilevazione del TEG, resterebbe, comunque, da affrontare il problema se la stessa debba essere conteggiata in base alla formula elaborata dalla Banca d’Italia (la quale, invero, è criticabile, sotto diversi profili) o se, invece, la stessa debba essere inserita nella diversa formula che, nel corso degli anni, ha trovato applicazione in diversi Tribunali d’Italia in quanto maggiormente aderente ai principi della L 108 del 1996 (c.d. Legge Antiusura).

Quanto detto, ovviamente, non deve scoraggiare quanti intendano fare chiarezza sul trattamento ricevuto dalle banche nell’applicazione di interessi, capitalizzazioni, commissioni, spese e compensi comunque denominati, al fine di verificare se gli stessi fossero effettivamente dovuti o se, al contrario, debbano essere, in tutto o in parte, restituiti.

Tuttavia, è bene che sia chiaro che l’accertamento dell’indebito bancario e la restituzione delle somme ingiustamente conseguite dalle banche sono, in realtà, il punto d’arrivo d’un percorso che, spesso, si presenta insidioso e che per essere intrapreso richiede una preparazione approfondita.

Ecco perché è cruciale la scelta del professionista a cui rivolgersi, il quale, infatti, deve essere in grado di individuare i punti critici dei rapporti con gli istituti di credito, di indirizzare l’opera del consulente contabile e, soprattutto, di prevenire e ribattere alle eccezioni, non sono giuridiche, ma anche di natura strettamente contabile, che possono essere avanzate dalla banca.

Ius variandi – art. 118 TUB

Il generico richiamo agli «effetti prodotti dall’attuale crisi economica» non può essere utilizzato dalla banca come valida giustificazione per l’esercizo del potere di modificare unilateralmente, e in senso peggiorativo per il cliente, le condizioni economiche del rapporto di conto corrente.

Infatti, la suddetta motivazione non integra il «giustificato motivo» richiesto dall’art. 118, perché indicazione estremamente sintetica e generica, che non consente di valutare la congruità della variazione proposta dalla banca. (ABF Milano 10 novembre 2010)

La tutela del consumatore non è riconosciuta al fideiussione, il quale, pur essendo una persona fisica, si sia obbligato per  garantire uno, o  più, debiti di un soggetto che agisce, invece, nell’ambito della sua attività professionale. (Cass., 29 novembre 2011, Sez. III, n. 25212)


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