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Pubblicato il marzo 20th, 2015 | da staff

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La continuità del rapporto di lavoro non implica la natura subordinata dello stesso.

La recente sentenza della Cassazione civile , sez. lavoro, n° 22690/2014, intervenendo nel dibattito sempre più rilevante in materia di autonomia e subordinazione, ha stabilito l’irrilevanza degli indici “sussidiari” della subordinazione in presenza di chiari elementi – negoziali e di fatto – per il riconoscimento del carattere genuinamente autonomo della prestazione.

La Suprema Corte di Cassazione, seguendo l’orientamento prevalente che attribuisce valore alla volontà delle parti, quando accompagnata da un corrispondente comportamento successivo alla conclusione del contratto, ha affermato per il caso sottopostole che “non costituisce parametro valido per determinare la natura subordinata del rapporto la continuità per un certo periodo di tempo della prestazione lavorativa di progettista atteso che la continuità della prestazione coordinata e prevalentemente personale riconducibile alla natura del rapporto è svincolata dall’occasione in cui si manifesta la necessità dell’incarico professionale, assumendo rilevanza la causa dell’incarico stesso”.

Orbene, se ne deve dedurre che la volontà delle parti (nel senso dell’autonomia) acquista valore assorbente proprio quando nel comportamento tenuto dalle parti dopo la conclusione del contratto non siano ravvisabili elementi sufficienti per escludere il carattere genuinamente autonomo della prestazione lavorativa.

L’Organo Giudicante dovrà pertanto accertare in concreto la sussistenza del requisito fondamentale della subordinazione ossia di quel “vincolo di soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro, il quale discende dall’emanazione di ordini specifici, oltre che dall’esercizio di un’assidua attività di vigilanza e controllo dell’esecuzione delle prestazioni lavorative”  mentre gli elementi quali il compenso fisso, l’osservanza di un orario, la presenza di uno staff, la gestione di un budget di riferimento non sono che indici sussidiari che nulla dicono sul piano dell’effettivo assoggettamento al potere direttivo, organizzativo o disciplinare di un datore di lavoro.


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