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Pubblicato il luglio 15th, 2016 | da staff

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Software: Invenzione o Opera d’Arte?

Quando vennero sviluppati i primi computer l’importanza del software era alquanto limitata perché consisteva in un numero esiguo di istruzioni che venivano impartite all’elaboratore, era appunto quest’ultimo ad avere un ruolo preminente e che, quindi, si cercava di tutelare maggiormente.

Ben prestò, però, ci si accorse dell’importanza del software e si cominciò a domandarsi quale fosse la sua esatta natura e, di conseguenza, quale fosse il modo migliore per poterlo tutelare.

 

Tale dubbio portò al crearsi di due correnti di pensiero, da un lato vi era chi sosteneva che il software dovesse essere inteso di natura tecnica e che quindi ad esso, per tutelarlo, dovesse applicarsi la normativa sui brevetti, di fatto, come un’invenzione. Dall’altro lato, invece, vi era chi sosteneva che la protezione garantita del brevetto sarebbe stata troppo vincolante e che avrebbe potuto ostacolare eccessivamente la competizione, i fautori di tale pensiero ritenevano che sarebbe stato più corretto intendere il software come un linguaggio e quindi come una scrittura che si sarebbe dovuta tutelare mediante il diritto d’autore.

 

A quest’ultimo orientamento aderirono la maggior parte degli Stati Europei fino al giungere della Direttiva Europea 91/250/CEE che introdusse, a livello comunitario, il software tra i beni tutelabili mediante il diritto d’autore. Nonostante tale orientamento, però, vi sono tutt’ora forti controversie sulla convenienza o meno di applicare tale normativa al caso di specie in quanto si ritiene eccessivamente permissiva, infatti numerose multinazionali del settore spingono per ottenere una maggior tutela dei loro prodotti.

 

La Direttiva Europea venne attuata in Italia mediante il Decreto Legislativo del 29 Dicembre 1992 n. 518. Attualmente, quindi, anche in Italia la legge sul diritto di autore tutela i software considerandoli, come precedentemente accennato, al pari dei testi letterari, infatti l’articolo 2 di tale decreto prevede che: “i programmi per elaboratore, in qualsiasi forma espressi purché originali quale risultato di creazione intellettuale dell’autore. Restano esclusi dalla tutela accordata dalla presente legge le idee e i principi che stanno alla base di qualsiasi elemento di un programma, compresi quelli alla base delle sue interfacce. Il termine programma comprende anche il materiale preparatorio per la progettazione del programma stesso”.

 

I programmi per gli elaboratori vengono disciplinati dagli articoli 62 bis/ter/quater della Legge sul diritto d’autore (Legge 22.04.1941 n.633).

L’articolo 64 bis di tale legge prevede che: “Fatte salve le disposizioni dei successivi articoli 64-ter e 64-quater, i diritti esclusivi conferiti dalla presente legge sui programmi per elaboratore comprendono il diritto di effettuare o autorizzare:

  1. a) la riproduzione, permanente o temporanea, totale o parziale, del programma per elaboratore con qualsiasi mezzo o in qualsiasi forma. Nella misura in cui operazioni quali il caricamento, la visualizzazione, l’esecuzione, la trasmissione o la memorizzazione del programma per elaboratore richiedano una riproduzione, anche tali operazioni sono soggette all’autorizzazione del titolare dei diritti;
  2. b) la traduzione, l’adattamento, la trasformazione e ogni altra modificazione del programma per elaboratore, nonché la riproduzione dell’opera che ne risulti, senza pregiudizio dei diritti di chi modifica il programma;
  3. c) qualsiasi forma di distribuzione al pubblico, compresa la locazione, del programma per elaboratore originale o di copie dello stesso. La prima vendita di una copia del programma nella Comunità Economica Europea da parte del titolare dei diritti, o con il suo consenso, esaurisce il diritto di distribuzione di detta copia all’interno della Comunità, ad eccezione del diritto di controllare l’ulteriore locazione del programma o di una copia dello stesso”.

 

Quanto al diritto d’autore vige una regola generale per cui la sua titolarità non può costituirsi, né essere in seguito trasferita, in capo ad una impresa o una società ma può appartenere esclusivamente ad una persona fisica o ad un gruppo di persone che, in ogni caso, saranno libere di alienarlo o trasferirlo a titolo gratuito.

Il diritto d’autore si scompone in due fattispecie, il diritto morale ad essere riconosciuto quale creatore di una determinata opera, il quale è incedibile, e il diritto economico, il quale è liberamente alienabile, che consiste nella possibilità di poter utilizzare in esclusiva l’opera creata.

 

Esistono alcuni casi in cui l’autore di un software non diviene titolare dell’opera realizzata a causa del rapporto che ha portato alla creazione del programma stesso. Questo si verifica nell’ipotesi in cui il software sia realizzato da un lavoratore dipendete, in tal caso sarà il datore di lavoro a divenirne titolare secondo quanto espressamente previsto dall’articolo 12 bis della legge sul diritto d’autore, ovviamente salvo eventuale patto contrario tra le parti. Un caso particolare è previsto dall’articolo 11 della legge sul diritto d’autore il quale prevede che i software realizzati per conto di in una Pubblica Amministrazione, oltre a far sorgere in capo ad essa i diritti economici, trasferisce anche il diritto morale.

 

Come tutte le opere tutelate dal diritto d’autore, anche nel caso di software il diritto dura per tutta la vita del creatore e per i settant’anni successivi alla sua morte, in caso di cessione, invece, la durata si calcolerà in base alla vita dell’autore senza tenere in considerazione la vita dell’acquirente.

 

Infine, per ciò che concerne la norma applicabile al software a livello internazionale, bisogna considerare che seppur a livello europeo sia stato regolato, possono comunque esistere delle differenze applicative tra gli Stati. Più complicato diviene, invece, per i paesi extraeuropei in quanto non ovunque è stato recepito come opera da tutelare mediante il diritto d’autore.

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