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Pubblicato il gennaio 9th, 2017 | da staff

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Proponibilità di due diversi giudizi, uno monitorio ed uno ordinario, per riscuotere l’unico credito

Agire per decreto ingiuntivo e in via ordinaria per un credito parzialmente liquido non configura una violazione del divieto di abuso del processo.

Questo quanto stabilito dalla Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione con una recente pronuncia (sentenza del 7 novembre 2016, n. 22574) con la quale è stata anche specificata, ancora una volta, la portata  del divieto di abuso del processo.

In particolare – chiarisce la Suprema Corte – si configura un caso di abuso del processo quando la parte pone in essere un atto processuale per perseguire uno scopo diverso da quello tipico dell’atto (ossia diverso da quello per il quale l’atto è funzionalmente previsto dalla legge), dando luogo, così, ad una violazione dei doveri di correttezza e di buona fede che essa è tenuta ad osservare.

Secondo un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato un’ipotesi tipica di abuso del processo si avrebbe nei casi di frazionamento delle domande giudiziarie riguardanti un unico credito.

Com’è noto, infatti, le Sezioni Unite hanno statuito che non è consentito al creditore di una determinata somma di denaro, dovuta in forza di un unico rapporto obbligatorio, frazionare il credito in plurime richieste giudiziali di adempimento. Tale scissione del contenuto dell’obbligazione, operata dal creditore per sua esclusiva utilità con unilaterale modificazione peggiorativa della posizione del debitore, si porrebbe in contrasto sia con il principio di correttezza e buona fede – che deve improntare il rapporto tra le parti non solo durante l’esecuzione del contratto ma anche nell’eventuale fase dell’azione giudiziale per ottenerne l’adempimento – sia con il principio costituzionale del “giusto processo”. La “parcellizzazione” della domanda giudiziale diretta alla soddisfazione della pretesa creditoria darebbe vita, infatti, ad un abuso degli strumenti processuali offerti alla parte, nei limiti di una corretta tutela del suo interesse sostanziale, dall’ordinamento (Cassaz. Civ., Sez. U, Sentenza n. 23726 del 15/11/2007).

Tuttavia, con la sentenza n. 22574 del 7 Novembre 2016, la Suprema Corte ha specificato che il richiamato principio giurisprudenziale non deve essere inteso in senso assoluto, dovendosi escludere il divieto di parcellizzazione della domanda quando solo per una parte del credito vi siano le condizioni richieste dalla legge per agire con lo strumento giudiziario più rapido.

Pertanto, l’attore che, a tutela di un credito nascente da un unico rapporto obbligatorio, agisce, dapprima con ricorso monitorio per la somma già documentalmente provata e, poi, in via ordinaria per il residuo, non viola il divieto di frazionamento di quel credito in plurime domande giudiziali e non incorre in abuso del processo, stante il diritto del creditore a ricorrere ad una tutela accelerata, mediante decreto ingiuntivo, per la parte di credito assistita dai requisiti per la relativa emanazione.

Di conseguenza, se il credito è parzialmente liquido, è possibile agire con decreto ingiuntivo per la parte liquida e separatamente con giudizio ordinario per la parte che richiede di essere accertata e liquidata.

In quest’ultimo caso, infatti, non si configurerebbe un caso di abuso del processo, in quanto il comportamento della parte sarebbe finalizzato a perseguire unicamente lo scopo proprio dell’atto, evitando un ingiusto aggravio per la posizione del debitore ed il pericolo di formazione di giudicati contraddittori.

Diversamente, del resto, sarebbe il creditore a subire un ingiusto pregiudizio ove gli venisse impedita la possibilità di avvalersi del procedimento più rapido per la parte di credito già liquida.


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