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Pubblicato il luglio 20th, 2017 | da staff

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La Corte di Giustizia Europea boccia la disciplina italiana in tema di mediazione obbligatoria nelle controversie consumeristiche

A seguito dell’introduzione nel nostro ordinamento processuale del tentativo di mediazione quale condizione di procedibilità nel giudizio civile – effettuata dal Legislatore in sede di conversione del d.l. 50/2017 – simbolica è la pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Prima Sezione, sentenza del 14 giugno 2017, causa C-75/16.

In particolare la Corte ha ritenuto che l’adozione da parte degli Stati Membri di una normativa interna che preveda, nelle controversie tra professionisti e consumatori, il ricorso alla mediazione obbligatoria quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale, possa ritenersi compatibile con il diritto dell’Unione Europea soltanto a condizione che non venga imposta l’assistenza necessaria di un legale ed il consumatore possa ritirarsi dalla procedura in qualsiasi momento, senza dover addurre alcuna giustificazione a fondamento della propria scelta.

La Corte di Giustizia di Lussemburgo – analizzando la ratio della direttiva 2013/11 – sottolinea, infatti, più volte quale debba essere l’obbiettivo della disciplina delle procedure alternative di risoluzione delle controversie (ADR), ossia quello di dare ai consumatori la possibilità di presentare, su base volontaria, un ricorso nei confronti dei professionisti, gestendo la procedura in autonomia, senza l’assistenza necessaria di un avvocato, ed altresì con la possibilità di porvi fine in qualsiasi momento, anche senza giustificato motivo.

Assume, quindi, rilevanza non tanto il carattere obbligatorio o facoltativo del sistema di mediazione, bensì il fatto che – come espressamente previsto dalla direttiva – sia espressamente preservato il diritto di accesso delle parti al sistema giudiziario.

La procedura istituita dalla direttiva 2013/11, infatti, può trovare applicazione solo con riferimento ai reclami del consumatore avverso il professionista introdotti innanzi ad un organismo ADR iscritto nel registro di cui al codice del consumo.

Il Consiglio Nazionale Forense precisa, sul punto, che la facoltatività della difesa tecnica e la possibilità per il consumatore di ritirarsi dalla procedura di ADR in qualsiasi momento, ha impatto solo sulle ADR dei consumatori e non sulle mediazioni ex d.lgs. n. 28/2010. 

Le regole applicabili, concludendo, sono quelle dettate dal d.lgs. n. 28/2010 compresa la necessità di difesa tecnica senza necessità di adeguamento alla decisione della Corte sul punto; è necessario, tuttavia, avvertire il consumatore sulla libertà di aderire o meno alla procedura senza che tale decisione possa avere conseguenze nel successivo giudizio, e quindi sulla possibilità di ritirarsi in qualsiasi momento dalla procedura senza giustificazioni ed infine avvertendolo in ordine alla non obbligatorietà della difesa tecnica e del diritto ad essere rappresentato od assistito in qualsiasi fase della procedura.


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